TODAY: 09 September 2010

Home
Chi siamo
New York City 2010
Spazi 2009
Rovine, Macerie, Frammenti
Nuove dal mondo
Letteratura e Immagine
Tecnologia e Letteratura
Segnalazioni - Agenda
Links
Other Menu
Administrator
Cerca nel sito
Contatti
Login Form
Username

Password

Remember me
Password Reminder
No account yet? Create one
Designed by:
webspace
Hotels



Rovine, Macerie, Frammenti
Hogarth - Rovine PDF Print E-mail

1.49

From: The topography of Decay  

Title
Southwark Fair
Artist
 William Hogarth
Date
 1733
Medium
 Etching and engraving
Location
 Art Institute of Chicago

Hogarth recreates the cacophony of London characters vying for attention at one of the public fairs he frequented. As the crowd forges on, the urban landscape collapses into itself. The juxtaposition of the graceful drummer woman and the falling stage expresses the duality of Hogarth's affection and disdain for his city.
Write Comment (0 comments)
rmf-bib PDF Print E-mail

miei (nuovi) cari,
eccomi che con colpevole e barillesco ritardo mi (ri)presento a voi. Come ha detto Giacomo sono un esuberante (evidentemente "in esubero") dottorando dell'Università dell'Aquila, al terzo anno come gli altri due aquilani che colportate da un paio d'anni. Sono anche, come queste due righe ricordano, un "compulsive prankster", ma non preoccupatevi, passa presto.

1)Mi piace tanto il tema di quest'anno. E che belli i vostri suggerimenti ("Abbasso Goethe" e la traduzione di Shakespeare di Krauss devono essere meravigliosi.. se solo conoscessi il tedesco). Come diceva Ironman in una mail di un mesetto fa, il romanzo corale almeno nella sua forma modernista è essenzialmente formato da frammenti e rifiuti. Dos Passos (autore di Manhattan Transfer, ecc ecc) parla di "frasi intese per caso in metropolitana e resti di conversazioni trovati nei cestini" quando gli si chiedono notizie sulla composizione dei suoi romanzi: una letteratura "ecologica" insomma, che usa e ri-usa elementi di scarto per dare vita a narrazioni ai limiti del narrabile, senza trame né direzioni, senza protagonisti né "sviluppi". Ciononostante, la poetica del frammento (almeno in quegli anni) non credo implichi la frammentarietà e il disordine tout court, ma spesso un diverso tipo di ordine che può essere musicale, tematico, mitico o altro (aspetto suggerimenti). Probabilmente è questo uno dei punti nevralgici del modernismo (almeno quello di lingua inglese) ed è per questo che mi piacciono queste cose, mi piacciono gli equilibrismi degli autori che provano a costruire con le rovine. Nel caso del romanzo urbano poi (e ovviamente Dos Passos è fondante in questo) ci troviamo di fronte ad autori che, usando la sbrilluccicante tassonomia fantappiesca, non solo scrivono con le rovine, ma anche delle rovine, spesso confondendo, soprattutto nel secondo caso, l'organico con l'inorganico e il rifiuto con l'oggetto ancora in uso. Una confusione che noto, in termini diversi, nel Condominio di Ballard. Anche questo lo citava Giacomo, ma lo sto leggendo per puro caso ora e quindi mi viene in mente: lì gli oggetti si traformano in rifiuti a causa del tracollo di cui è vittima la comunità  che abita il romanzo in un clima di allucinata normalità. Ciò che mi sta stupendo è come la loro trasformazione in rifiuti non corrisponda ad un "rifiuto" degli oggetti, ma ad un loro uso alternativo (gli ascensori che diventano celle/strumenti di tortura, le bottiglie vuote che diventano proiettili, ecc):  al cambiamento dell'ordine sociale all'interno del grattacielo, corrisponderebbe un diverso statuto degli oggetti e di quelli che, precedentemente, sarebbero stati considerati rifiuti. Insomma a questa cosa ci devo ancora pensare perché sono a metà libro, ma magari se ne può parlare.
Poi mi vengono in mente ad esempio i poeti simultanei francesi del primo Novecento (in particolare Cendrars) e cambiando (molto?) aria, Debord e i Situazionisti francesi che col riuso e col montaggio dei brandelli hanno fatto tante belle cose e senza i quali probabilmente non avremmo gli unici trenta minuti decenti della televisione pubblica italiana.

2)passiamo ai consigli per gli acquisti e per l'atlante. Ma, innanzitutto una domanda: ce li mandiamo prima tra noi e si vede quali mettere sul sito oppure postiamo e poi si  vede? Da ciò che scrive Giacomo sembrerebbe la seconda, ma, dato che i testi tanto non ce li ho qui, chiedo prima.
comunque pensavo a vari brani da Manhattan Transfer (e qui, lo giuro, la smetto con Dos Passos); a un paio di città invisibili di Calvino (ce n'è una fatta di rifiuti se non ricordo male); ai romanzi di B. S. Johnson, in particolare The Unfortunates che si presenta al lettore come una scatola contenente 27 fascicoli, di cui solo il primo e l'ultimo vanno letti nell'ordine prestabilito mentre gli altri possono essere miscelati a piacere: esperimento un po' "furbetto" ma comunque interessante e ricco di seguito; Cendrars.

3)Apprendo con piacere che la nozione di "rifiuto" non si sia estesa così tanto da includere i "rifiuti della società", caso in cui il buon Ironman avrebbe dovuto essere zittito a colpi di panopticon.

alla prossima

ab

Write Comment (0 comments)
rifiuti - bibbò PDF Print E-mail

Foto A.Bibbò - Irlanda

Write Comment (0 comments)
RMF - Marco PDF Print E-mail

(...) 

Per quanto riguarda il merito del trattamento dei rifiuti, mi pare che
il quadro di riferimento teorico generale che abbiamo in testa sia
abbastanza definito: Benjamin, Foucault (cosi´ giacomo puo´ continuare
a dire in giro che si occupa di deviazioni/deviati/devianti),
postmodernismi, enzensberger, belpoliti...
Provo allora a suggerire alcuni titoli. Contraddicendo la mia passione
per la letteratura frammentaria e scomposta, segnalero´ libri che,
invece, potrebbero essere tutti collocati tra le scritture "di rovine"
piu´ che "con rovine".
Il primo e´il gia´citato The road di McCarthy, il cui aspetto forse
piu´importante, al di la´del ricorso allo standard della letteratura
del dopo-bomba, e´ il rapporto riuscitissimo tra lo standard stesso e
il patetismo estremo delle situazioni e del linguaggio.
L´altro e´ Non lasciarmi, di Ishiguro Kazuo (come dicono i fighi), che
a me pare il passo successivo su quella strada, una volta
metabolizzata tutta la letteratura sul genere catastrofico ed
elaborate letterariamente le spinte rovinose dellßevoluzione
scientifica (la rovina del corpo umano, il riciclo del corpo umano,
fanno secondo me impallidire il discorso sui rifiuti degli ultimi
libri di de lillo).
In qualche modo, lo dico tagliando corto, questi libri sono un punto
d´arrivo di un filone novecentesco che, dai mondi anticonvenzionali di
Verne e Lovecraft in poi, e passando per tanta letteratura e cultura
visiva piu´o meno dedite all´anamnesi di una realta´ sfatta, finiscono
per essere inglobati nel discorso piu´ generale del postmoderno (e
quindi piu´ rumore bianco di de lillo e slow lerner di pynchon, sono
d´accordo).

Write Comment (0 comments)
RMF - Nicola PDF Print E-mail

Cari Calvè, Von Tappiè, Kahppellini e Omodeferro (Ironman/Mannironi),
inizio scusandomi per il ritardo con cui mi immetto nel dibattito (senza peraltro giustificarmi, mi scuso e basta). La ripresa del tema macerie/rovine/rifiuti/scarti - proposta già avanzata all'inizio del progetto colportista e allora scartata - mi piace molto, come tra l'altro a tutti voi. 

(...)L'idea di mettere in comune una para-pseudo.cripto-iperbibliografia (frammenti, dispense, citazioni, fotografie, brandelli teorici) è un bel colpo d'ala per il progetto. Si tratterebbe di utilizzare il sito - tra l'altro credo di essere l'unico privilegiato che finora ha potuto vederlo e vi assicuro che è bellissimo - come centro di smistamento, luogo di raccolta e collettore dei "pezzi" che via via raccogliamo. E con questo siamo già a Benjamin, citato da Elena, e al modo con cui andava componendo i suoi Passages, cioè utilizzando brani di testi, scarti, semplicemente citandoli, accostandoli l'un l'altro, montandoli  cinematograficamente per far sorgere costellazioni di significato inedite. In ambito italiano, si potrebbe indugiare un attimo sul progetto Alì Babà di Celati, Calvino, Ginzburg e altri (cfr Lo sguardo dell'archeologo di Calvino, o Il bazar archeologico di Celati: qui oltre a Benjamin viene utilizzato Foucault) in cui l'oggetto storico viene contrapposto all'oggetto archeologico che, inutilizzabile ai fini di una ricostruzione storica teleologica, sarebbe portatore di un'alterità pressochè assoluta e perturbante (rispetto alla cultura, ai valori dominanti ecc.), mentre l'oggetto storico sarebbe sempre passibile di un'integrazione, di un'interpretazione, di un inglobamento: sostanzialmente, l' oggetto archeologico è uno scarto inassimilabile e irriducibile. Presupposti non dissimili da quelli che stanno dietro i primi tentativi di storia orale (almeno quelli italiani che conosco, Montaldi per intenderci), in cui si tenta di dare voce a chi dal discorso è stato escluso, scartato, a chi appartiene a quelle "generazioni dei vinti" che dalle tesi di filosofia della storia di Benjamin in poi hanno acquistato sempre più importanza...
Questo per quello che riguarda i principi ispiratori di una narrazione, di una ricerca, di un pensiero ecc. Ci sono invece testi in cui i rifiuti (e similia) vengono tematizzati: di Delillo, oltre a Underworld, anche Rumore bianco, per me anche più bello, in cui è presente una famosa descrizione del contenuto di un bidone della spazzatura, e in cui il tema dei rifiuti viene assimilato a quello del rimosso (nella fattispecie, il terrore della morte, risvolto della coscienza quotidiana); è uscito un annetto fa un lungo saggio, tradotto da donzelli credo, "Spazzatura"; mentre c'è una più famosa Rubbish Theory, del 79, che non è mai stata tradotta. 
Credo che la carne al fuoco sia tanta, e spero di essere stato almeno un po' chiaro.

Write Comment (0 comments)


� colportage Beta 2007 | to the top